Il Progetto POP_Officine Popolari per Puglia Partecipa

 

Il Progetto “Il mio nome è Nessuno” – aggiudicatario del Bando Regionale “Puglia Partecipa”, esplora i temi di orientamento sessuale e identità di genere attraverso la formulazione di azioni e interventi condivisi con la comunità, coerenti con gli obiettivi dell’Agenda di Genere della Regione: incidere sul cambiamento culturale, educare, sensibilizzare, sradicare gli stereotipi, per combattere ogni forma di discriminazione e di violenza connessa ai temi trattati. E che si concluderà con un’azione concreta che “il soggetto decisore pubblico”, l’ASL di Foggia, assumerà come esito delle risultanze del processo partecipato.

Il progetto ha avuto inizio il 22 agosto 2023 e si conlcuderà dopo 6 mesi.

I partner di progetto, guidati da POP, sono: ASL Foggia, Comune di Manfredonia, AGEDO Foggia, ARCI Viceversa, Babalaba-MammeInCircolo, Teatro Bottega degli Apocrifi, Istituto Comprensivo “Giordani-De Sanctis”.

 

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Il progetto ha l’obiettivo di fornire una risposta al bisogno sempre più evidente di arginare ogni forma di discriminazione basata sulle differenze d’identità sessuale, educando alla libertà di esplorare la propria ed altrui identità senza dover sottostare a stereotipi e pregiudizi prestabiliti. Il tema va assumendo sempre più una dimensione sociale, propria della collettività. “L’intitolazione del progetto, “Il mio nome è Nessuno”, – dichiara Saverio Mazzone, Presidente di POP_Officine Popolari – squarcia sin da subito il velo di ipocrisia e ambiguità che le differenze di genere e le condizioni di nascita subiscono sin dal principio della vita, determinando di fatto una definizione di identità (di genere, di condizione sociale…) che è ben lungi dall’essere cristallizzata. E che si andrà formando via via che si forma, cresce e matura ciascun individuo”.

L’intero progetto si basa sull’assunto che nessun intervento può essere efficace senza un cambiamento della mentalità che elimini pregiudizi, atteggiamenti, condotte e abitudini basati su stereotipi negativi di genere e sull’idea dell’inferiorità del “diverso”. L’obiettivo finale dell’educazione al genere è stare bene con la propria identità, qualsiasi sia la propria soggettività. L’educazione al genere è una forma di prevenzione della violenza di genere nella misura in cui il suo principale obiettivo è quello di interrogare il rapporto tra identità/differenze/relazioni di genere e stereotipi culturali e di favorire l’assunzione di modelli non violenti (o antiviolenti) di identificazione e di relazione. Occorre rimarcare poi che, a differenza dagli altri tipi di bullismo, nella maggior parte dei casi i giovani e le giovani LGBTQ+ non trovano tra gli adulti qualcuno con cui poter condividere gli episodi di bullismo, come per esempio avviene per chi è stato vittima di razzismo o di altre forme di discriminazione.

Le fasi di partecipazione e coinvolgimento avranno lo scopo di informare, ovvero parlare e far parlare, rispondere a domande e dubbi sul tema dell’orientamento sessuale ed identità di genere per ridurre il senso di angoscia e di solitudine di chi si scopre in una identità di tipo omosessuale o transessuale. Lo stimolo alla riflessione su giudizi, emozioni e comportamenti che ruotano intorno a tale tema, dovranno portare alla definizione di azioni e linee d’intervento che possano concretamente ridurre fenomeni omolesbobitransfobici e creare una vera e propria cultura alla diversità. Il progetto, infatti, mira al coinvolgimento degli enti, delle associazioni territoriali e dei singoli cittadini nel perseguimento di tre obiettivi specifici: a) l’istituzione, anche in ambito scolastico, di percorsi (laboratori) di educazione emotiva, di educazione al rispetto delle differenze, sulla consapevolezza di sé e sull’orientamento sessuale; b) l’istituzione di percorsi di sensibilizzazione e formazione dei genitori, degli insegnanti e del personale scolastico, del personale sanitario contro la violenza e le discriminazioni a causa dell’orientamento sessuale, per fornire loro gli strumenti per comprendere meglio il disagio che prova chi è vittima di insulti, soprusi, abusi per il fatto di essere gay, lesbica, bisessuale o transgeder e supportarne la crescita e lo sviluppo; c) l’istituzione, nelle scuole e presso il consultorio e le strutture sanitarie, di servizi dedicati.

Tra i risultati “laterali” attesi dallo svolgimento del percorso, vi è poi il rafforzamento della cooperazione tra il mondo della scuola, quello delle Associazioni e quello della sanità con l’adozione di strategie condivise finalizzate a far percepire un senso di comunità a chi si scopre LGBTQ+, per supportare direttamente chi, nel processo di scoperta, si sentisse esclusa/o, e a favorire un ambiente più inclusivo di tutte le differenze attraverso il lavoro con persone non LGBTQ+.

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