28 aprile, martedì

Manfredonia, notizie e cronaca

Una mattina, mi son svegliato

Sette secoli e sette deBella Ciao non è solo un canto: è una soglia della memoria. E quando una comunità si divide davanti alle sue note, forse non sta discutendo di cerimoniale, ma del rapporto ancora inquieto con la libertà che quel canto continua a ricordare.cadi di storia, tra radici che resistono e futuro che chiama

C’è qualcosa di solenne e intimo insieme quando una città si ritrova davanti ai propri simboli. Non è mai solo una cerimonia, non è mai solo una scaletta, non è mai solo una banda che esegue un brano. È il modo in cui una comunità decide di guardarsi allo specchio, di riconoscere le proprie ferite, di misurare la profondità della propria memoria.

A Manfredonia, dopo il 25 aprile, quello specchio si è incrinato sulle note di Bella Ciao. Le polemiche seguite all’esecuzione del canto durante le celebrazioni della Liberazione hanno travolto anche il maestro Giovanni Esposto, direttore della banda cittadina, che — secondo quanto riportato oggi da l’Immediato — ha deciso di affidarsi all’avvocato Michele Guerra per tutelare onore, reputazione e immagine, dopo contenuti e commenti social ritenuti offensivi e denigratori. Il legale ha annunciato una querela formale nei confronti dei soggetti ritenuti responsabili, ricordando un principio semplice e necessario: la libertà di critica non può trasformarsi in aggressione verbale, insulto personale o delegittimazione gratuita.

Ed è proprio da qui che bisognerebbe ripartire. Non dal rumore, ma dal senso.

Perché Bella Ciao, nel giorno della Liberazione, non dovrebbe essere vissuta come una provocazione. È un canto nato dentro una stagione di dolore, resistenza e riscatto; è diventato, nel tempo, un emblema globale della lotta contro l’oppressione e per la libertà. Si può discutere del cerimoniale, degli accordi, delle forme istituzionali. Le forme contano, perché danno ordine alla vita pubblica. Ma nessun cerimoniale può pesare più del significato storico e democratico del 25 aprile. Se in quel giorno un canto di libertà diventa motivo di allontanamento, allora il problema non è la musica: è la memoria che non abbiamo ancora imparato ad abitare insieme.

E tuttavia una città matura non ha bisogno di trasformare ogni dissenso in nemico. Ha bisogno di fermezza e misura. Di dire con chiarezza che la Resistenza al fascismo, il ritorno alla libertà democratica e il patrimonio civile della Liberazione vengono prima di ogni imbarazzo formale; ma anche di ricordare che nessuno, tantomeno chi svolge un ruolo tecnico e artistico in una manifestazione pubblica, può diventare bersaglio di linciaggi digitali. La piazza democratica non finisce quando comincia un canto. Finisce quando le parole diventano pietre.

Nel frattempo, la cronaca quotidiana ci ricorda che la libertà non è mai un concetto astratto. È anche sicurezza nelle strade, fiducia nelle istituzioni, protezione dei più fragili. In pieno centro, in Piazza Duomo, la Polizia di Stato ha arrestato in flagranza un 66enne accusato di furto con strappo ai danni di un’anziana donna: secondo la ricostruzione, le avrebbe strappato dal collo una collana in oro prima di fuggire, venendo poi bloccato dopo circa un centinaio di metri. La collana è stata restituita alla donna, mentre l’uomo è stato sottoposto agli arresti domiciliari.

Anche il mare, che per Manfredonia è identità prima ancora che paesaggio, oggi chiede attenzione. Nel porto cittadino la Guardia Costiera ha disposto il fermo di una nave mercantile battente bandiera del Gambia, proveniente da La Valletta, a Malta, dopo un’ispezione del nucleo Port State Control che avrebbe evidenziato gravi carenze nei mezzi di salvataggio, nelle dotazioni antincendio, nell’addestramento dell’equipaggio e negli standard di manutenzione della sala macchine. La nave resterà ferma fino al ripristino delle condizioni minime di sicurezza e a un nuovo controllo ispettivo. È una notizia tecnica, certo, ma profondamente civica: perché sicurezza della navigazione, tutela della vita umana e protezione dell’ambiente marino sono parte della dignità di una città portuale.

Sul piano istituzionale, Manfredonia si prepara al Consiglio comunale del 29 aprile 2026, convocato alle ore 15:00 e trasmesso in diretta streaming. È un altro luogo della democrazia, meno emotivo della piazza, ma altrettanto decisivo: lì le parole devono diventare scelte, indirizzi, responsabilità. E mentre l’amministrazione informa anche sulla disinfestazione notturna programmata da lunedì 4 a venerdì 8 maggio, dalle 01:00 alle 06:00, la vita pubblica mostra la sua doppia faccia: i grandi simboli e le manutenzioni minute, la memoria nazionale e la cura concreta dei quartieri.

C’è poi una Manfredonia che guarda lontano, perfino indietro nel tempo più remoto, per immaginare futuro. Grotta Scaloria torna al centro del percorso di candidatura UNESCO delle grotte carsiche preistoriche pugliesi: un patrimonio archeologico di straordinario valore, conosciuto e studiato a livello internazionale, legato a testimonianze antichissime della presenza umana nel territorio. È una notizia che dovrebbe accendere orgoglio e responsabilità. Perché non basta possedere un tesoro: bisogna riconoscerlo, proteggerlo, raccontarlo, farlo diventare coscienza collettiva prima ancora che promozione turistica.

La memoria, però, non è fatta solo di grandi siti e grandi date. È anche il nome di chi se ne va troppo presto e resta nella comunità come una carezza dolorosa. Manfredonia ricorda Umberto Leone, scomparso a 22 anni per un male incurabile, con una targa commemorativa alla piscina comunale. Ci sono vite brevi che lasciano una luce lunga. E una città che sceglie di ricordarle dice qualcosa di sé: che non vuole consegnare tutto all’oblio, che sa fermarsi, che sa chiamare per nome l’assenza.

Lo stesso filo di umanità attraversa l’appuntamento “Cammini che si incontrano”, promosso dalla Caritas diocesana insieme alla Consulta delle Aggregazioni Laicali alla Casa della Carità di Manfredonia. Il 30 aprile, l’incontro sarà occasione di ascolto e condivisione sul valore dell’accoglienza, con gli interventi di don Luciano Vergura e Maria Palmieri, moderati da Franco Ciuffreda. Alle 21.00 è previsto anche un momento conviviale con un buffet curato dagli ospiti della Casa della Carità insieme a Extroversi. In tempi in cui è facile voltarsi dall’altra parte, anche sedersi alla stessa tavola può diventare un gesto politico nel senso più alto: cura della polis, attenzione all’altro, responsabilità comune.

La cultura popolare, intanto, continua a fare la sua parte con la programmazione del Cinema San Michele, che annuncia Il Diavolo veste Prada 2 da venerdì 8 maggio a mercoledì 13 maggio, con spettacoli alle 18:30 e alle 20:45. Anche questo è presidio urbano: una sala che si accende, persone che escono di casa, storie che circolano, immaginario che tiene viva la città.

E poi c’è il calcio, con il Manfredonia chiamato a una domenica da dentro o fuori. L’ultima gara di campionato contro l’Acerrana si giocherà domenica 3 maggio alle ore 15 allo stadio Arcoleo di Acerra: servirà vincere per conquistare la salvezza matematica, senza altri calcoli. Ma la vigilia è complicata: il giudice sportivo ha disposto 800,00 euro di multa al Manfredonia Calcio 1932 per l’introduzione e l’utilizzo di materiale pirotecnico, 8 fumogeni, nel settore riservato ai propri sostenitori; inoltre Babaj Danjel è stato squalificato per tre giornate. Anche nello sport, come nella vita pubblica, l’appartenenza ha bisogno di passione, ma anche di misura.

Forse il punto è tutto qui. Una città non si misura solo da ciò che canta, ma da come ascolta. Non solo da ciò che ricorda, ma da come protegge chi ricorda. Non solo da ciò che contesta, ma dal limite che sa darsi nel contestare.

“Una mattina, mi son svegliato” non è soltanto l’inizio di una canzone. È una domanda che torna, ogni volta, anche per noi: da che parte ci svegliamo? Dalla parte della libertà o della paura? Dalla parte della memoria viva o del fastidio per ciò che ci obbliga a scegliere? Dalla parte della comunità o del rancore?

Manfredonia oggi ha l’occasione di rispondere senza urlare. Restando ferma. Restando civile. Restando libera.

Fonti

FoggiaTodayManfredonia, Guardia Costiera blocca nave straniera: irregolarità a bordo

l’ImmediatoPolemiche sulla banda per “Bella Ciao” a Manfredonia, il maestro Esposto passa alle vie legali

IlSipontino.netManfredonia: la Polizia di Stato trae in arresto in flagranza di reato un 66enne
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IlSipontino.net“Cammini che si incontrano” alla Casa della Carità di Manfredonia
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✍️ A cura di VisitManfredonia
 

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